“VIANDANTE SUL MARE DI NEBBIA”

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di CASPAR DAVID FRIEDRICH

Il “Viandante sul mare di nebbia” (“Der Wanderer über dem Nebelmeer”) è un dipinto realizzato nel 1818 dal pittore tedesco Caspar David Friedrich.

L’artista, famoso per le atmosfere cupe e malinconiche, con la luminosità di quest’opera esce in parte dai suoi schemi.

Al centro della composizione c’è un uomo di spalle che, in piedi sopra una roccia, si affaccia sul panorama montuoso dell’Elbsandsteingebirge, in Boemia, parzialmente coperto dalla nebbia. A giudicare dalle fattezze e dalle vesti, sembra si tratti di Friedrich Gotthard von den Brinken, caro amico del pittore e comandante della fanteria sassone.

Il “Viandante sul mare di nebbia”, poiché racchiude in sé tutte le caratteristiche peculiari del Romanticismo, ne è diventato l’emblema.

Ma nella pittura di Friedrich, oltre alle ricorrenti figure solitarie e Rückenfigur, ovvero di spalle, e alla natura che predomina, sono presenti anche numerose croci ed edifici in rovina che confermano le riflessioni che l’artista faceva sulla morte.

“Perchè mi son sovente domandato / scegli sì spesso a oggetto di pittura / la morte, la caducità, la tomba? / o perché, per vivere in eterno / bisogna spesso abbandonarsi alla morte”

Il “Viandante sul mare di nebbia” è esposto ad Amburgo al museo Hamburger Kunsthalle.

Qui trovate tutte le sue opere.

 

“INTERIOR”

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di VILHELM HAMMERSHØI

Le opere di Vilhelm Hammershøi, artista danese poco conosciuto al grande pubblico, sono state riportate alla luce solo da qualche decennio grazie alla mostra che il Musée d’Orsay di Parigi gli ha dedicato nel 1997.

Vissuto dal 1864 al 1916, conosciuto da tutti i suoi contemporanei più influenti e apprezzato da personalità del calibro di Serge Diaghilev e Rainer Maria Rilke, durante la sua carriera è stato ribattezzato “l’artista che dipingeva le donne di spalle”.

Nella stragrande maggioranza dei suoi lavori, infatti, una o più figure femminili sono ritratte di schiena in ambienti spaziosi e disadorni.

Attraverso l’utilizzo violento delle ombre, i colori prevalentemente bruni e lo stile a cavallo tra il naturalismo e il simbolismo, Hammershøi è stato capace di riprodurre l’atmosfera malinconica che si doveva respirare all’interno di quelle stanze.

Silenzio, ambiguità e solitudine sono le colonne portanti di tutta la sua produzione. “Interior”, uno dei suoi celebri dipinti di schiena, ne è l’esempio.

Le sue opere sono attualmente esposte allo Staten Museum for Kunst di Copenhagen, al Musée d’Orsay di Parigi e alla National Gallery di Londra.

“BETTY”

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di GERHARD RICHTER

“Voglio essere neutrale, che è l’antitesi dell’essere ideologici”

Con questa frase Gerhard Richter mette subito le cose in chiaro: lui non è un artista comune, ma un personaggio strano, un outsider, uno che fa quello che fa semplicemente perché ne ha voglia.

Questo è il motivo per cui mi piace.

In tutti gli ambiti sociali, gli esseri umani sentono l’esigenza di appartenere ad un gruppo, una società, un’ideologia o, in campo artistico, ad uno stile ben definito.

Gerhard Richter dello stile se ne infischia.

Da quando ha cominciato la sua carriera, non ha mai smesso di sperimentare, cambiare rotta e tornare sui suoi passi realizzando dipinti di ogni genere e passando con disinvoltura dall’astratto al figurativo. Nonostante la sua decisa volontà di sfuggire ad ogni tipo di classificazione, è riuscito comunque a diventare uno degli artisti viventi più importanti.

Per questa mia piccola selezione ho scelto “Betty”, la sua opera più famosa che ha realizzato nel 1988. La ragazzina ritratta di spalle su uno sfondo monocromatico è la sua prima figlia. Nelle pennellate delicate con cui l’ha dipinta, si percepisce tutto l’amore che prova per lei.

A questo link potete leggere la sua biografia e curiosare tra le sue opere:  https://www.gerhard-richter.com/it/

“Betty” è esposto al Saint Louis Art Museum di St. Louis, USA: http://www.slam.org/

 

“CHRISTINA’S WORLD”

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di ANDREW WYETH

Nell’opera “Cristina’s World” è rappresentata una ragazza seduta sull’erba. È esile, protesa verso il crinale di una collina che si affaccia su una vecchia fattoria. Fasciata nel suo abito rosa che spicca in mezzo a un prato ingiallito dall’autunno, dà le spalle allo spettatore. Non le vediamo gli occhi o la bocca, ma possiamo immaginare l’espressione che ha suo volto.

“Cristina’s World” è il dipinto più famoso di Andrew Wyeth e ritrae una giovane Christina Olson, sua vicina di casa a Cushing nel Maine, che avanza sulle braccia perché affetta da disabilità motoria.

La donna, rifiutando per tutta la vita di servirsi di una sedia a rotelle e preferendo invece muoversi trascinando il suo corpo a terra, è diventata il simbolo della pittura di Wyeth. Lui, infatti, amava rappresentare soprattutto la gente tenace del New England, ancorata ad un passato da cui non voleva separarsi.

Attualmente, “Christina’s World” è esposto al MoMA di New York.

Ecco il link del museo: https://www.moma.org/collection/works/78455

Le altre opere di Andrew Wyeth le trovate sul suo sito ufficiale: http://andrewwyeth.com/

“AT THE WINDOW”

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di LORETTA LUX

Delle fotografie di Loretta Lux non mi affascina solo la perfezione estetica con cui sono concepite, ma anche e soprattutto l’inquietudine che si nasconde sotto la superficie. Le ambientazioni, i colori e le composizioni sembrano appartenere a una dimensione onirica e priva di calore, ma i bambini sono reali, e anche se assomigliano a bambole di porcellana, mostrano la loro umanità attraverso i segni di alcune piccole ferite sulla pelle e lo sguardo malinconico con cui si guardano attorno.

Il mondo in cui si muovono è fiabesco e appartiene soltanto a loro; gli adulti non possono fare altro che guardarlo da fuori.

Questa nuova, piccola rassegna comincia così, con “At the Window”, l’opera di un’artista che amo molto.

Ecco il link del suo sito: http://www.lorettalux.de/