FONDAZIONE PRADA – MILAN – ITALY

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N.134

http://www.fondazioneprada.org/project/betye-saar-uneasy-dancer/

FONDAZIONE PRADA – MILAN – ITALY

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N.133

http://www.fondazioneprada.org/project/william-n-copley/

FONDAZIONE PRADA – MILAN – ITALY

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http://www.fondazioneprada.org/project/william-n-copley/

INTERNATIONAL AIRPORT “ORIO AL SERIO” – BERGAMO – ITALY

orio al serio

N.129

MILAN – HOME – ITALY

100

N.100

INTERNATIONAL AIRPORT “ORIO AL SERIO” – BERGAMO – ITALY

orio al serio

N.53
Agosto 2016. Aeroporto di Palermo. Ore 21.45 circa.

Io e Rino, insieme a un centinaio di passeggeri diretti a Bergamo, siamo stipati in una zona dell’aeroporto delimitata da nastri gialli. Abbiamo tutti superato il Gate e stiamo aspettando che qualcuno ci dia l’ok per salire sull’aereo. Due steward borbottano tra loro, gesticolano, si guardano intorno impazienti, poi uno fa un cenno con la testa e l’altro afferra una ricetrasmittente. Pochi secondi dopo un altoparlante annuncia che i signori A e B sono attesi al Gate 2. Passa un minuto e non arriva nessuno. L’annuncio viene ripetuto uguale a prima: “I passeggeri A e B sono attesi al Gate 2”. All’improvviso, in fondo al corridoio si percepisce un movimento. La folla brontola, si separa e alla fine vomita due individui. Sono i tanto attesi A e B.

A avrà 45 anni, media statura, pelato, occhi sbarrati. B 18/19 anni, alto, castano, sguardo spaventato da Bambi. Arrivano correndo, gli zaini che hanno sulla schiena rimbalzano su e giù, i piedi macinano metri di piastrelle. Frenano davanti agli steward all’ultimo secondo e B rischia di cadere per terra ma si aggrappa ad A e riesce a rimanere in equilibrio. Tirano fuori biglietti e documenti e dopo il controllo ripartono. Avanzano tra la gente in attesa, facendosi largo a spallate. “Corriamo!” sento dire da A, e mi domando dove vogliano correre dato che la porta è ancora chiusa. Loro, però, procedono inarrestabili e sembrano disposti anche a sfondarla con la testa, se necessario. Come dei Caterpillar, seminano contusi lungo tutto il tragitto, incuranti delle grida degli addetti alla sicurezza che li stanno raggiungendo. Finalmente si fermano, capiscono che non stanno perdendo nessun aereo e si mettono seduti, grondanti di sudore e con le facce paonazze per la fatica. Le acque si calmano, le porte si aprono e finalmente saliamo sull’aereo.

Io e Rino ci sediamo. Un attimo dopo, sulla stessa nostra fila ma dall’altro lato del Boeing 737-800, si accomodano anche A e B. Io li osservo e non riesco a capire se sono due matti, due terroristi o due viaggiatori novelli. Mentre rifletto, l’aereo decolla. Improvvisamente A sbarra gli occhi, prende il cellulare e lo guarda con orrore: “È acceso, oddio è acceso!”. B si agita sul seggiolino, si mette le mani tra i capelli e si copre gli occhi mentre A cerca invano di spegnerlo. Dopo svariati tentativi finalmente ci riesce, tira un sospiro di sollievo ed entrambi scoppiano in una risata isterica.

Il viaggio procede. Io sonnecchio un po’. Quando mi sveglio vedo A e B sereni. Scattano milioni foto dal finestrino e continuano a dire “Wow” anche se fuori è buio e non si vede un tubo. Passa una hostess e A, con un gesto fulmineo, nasconde la macchina fotografica e si rimette composto. B fischietta indifferente. La hostess li compatisce e se ne va. Loro ricominciano a scattare.
Considerando che sono seduti in corrispondenza dell’uscita di emergenza e considerando che non sembrano del tutto a posto, mi viene da pensare che magari impazziscono e decidono di aprire il portellone, così, per vedere cosa succede. E allora non riesco più a dormire e continuo a fissarli in attesa che facciano una mossa sbagliata. Ma non la fanno.

Finalmente atterriamo. Scendiamo dall’aereo, li perdo di vista per un attimo e poi li rivedo all’uscita. A esce dalle porte, rientra e riesce, trova B, lo abbraccia come se non lo vedesse da una vita, si guarda intorno, ferma un addetto alla sicurezza: “Senta, mi scusi, per la toilette?”
Io non capisco la risposta, passo oltre e mi dimentico di loro. Vado a casa. Dormo.

Poi succede che a Bergamo un aereo della DHL arriva in tangenziale, e allora penso che invece di andare al cesso, A e B sono finiti in cabina di pilotaggio, hanno fatto pipì sui sedili e, convinti di tirare lo sciacquone, hanno invece acceso il motore.

MILAN – ITALY

51

N.51
Esterno giorno – piscina comunale – Milano

Un ragazzo abbondante di età indefinibile (potrebbe avere 17 anni come 27), spalmato su un salvagente gigante al centro della piscina comunale, si lascia trascinare avanti e indietro dalle correnti artificiali prodotte dai tuffi dei numerosi teenager. La cuffia afflosciata che ha in testa e l’espressione rintronata con cui si guarda intorno, descrivono bene il suo stato di abbandono.

A fissarlo, mi viene da sbadigliare.

Dopo lunghi e ipnotici minuti di navigazione avanti e indietro, su e giù, in senso orario e antiorario, il-ragazzo-abbondante-di-età-indefinibile, con mia immensa sorpresa, si sveglia dal suo torpore e comincia a gridare.

– Danny, vogliono menare Peter!

Ma nessuno se lo fila.

– Dannyyyyyyy, vogliono menare Peter!

Continua ad essere ignorato.
Preso dal panico, il nostro eroe inizia a girare furiosamente su se stesso cercando invano di raggiungere la scaletta, ma riesce soltanto a schizzare acqua da tutte le parti e ad emettere gorgoglii strani che attirano l’attenzione di chiunque nel raggio di mille miglia. Tutti, Danny compreso, lo guardiamo. Lui guarda noi.

Dopo un istante sospeso, con un dito paffuto ci indica un punto preciso sulla sponda nord: il povero Peter è lì, a bordo vasca, circondato da un trio di undicenni incazzati che lo spintonano e lo deridono.

– Lo vogliono menare!!!

Alla mia sinistra sento un trottare di cavalli e mi accorgo che non sono cavalli ma ragazzini che imprecano e ringhiano e schiumano di rabbia. Dietro di loro, con le polo blu di ordinanza, come dei Mitch Buchannon dell’era moderna arrivano tre membri della security pronti a fare finalmente qualcosa di emozionante in una lunga giornata sonnolenta.

Tutti si ritrovano ammucchiati in un angolo a discutere, impedire una carneficina e tenere a bada il ragazzo-salvagente che intanto ordina ai suoi scagnozzi di buttare in acqua i malfattori.

Quando i litiganti vengono separati, gli spettatori perdono interesse e tornano alle loro attività.

Qualcuno ricomincia a nuotare, qualcuno si sdraia sull’asciugamano, qualcuno mangia un gelato e qualcuno accende una radio alzando il volume al massimo.
“Imagine all the people Living life in peace” risuona nell’aria.

Io mi guardo intorno e rido per non piangere.

 

THE FLOATING PIERS – SULZANO – ISEO LAKE – ITALY

The Floating Piers

N.32

http://www.thefloatingpiers.com/#introduction

THE FLOATING PIERS – SULZANO – ISEO LAKE – ITALY

The Floating Piers

N.31

Dopo 20,33 km a piedi, 31.387 passi, una lunga attesa, uno svenimento in agguato e un’abbuffata di liquirizie per riportare la pressione a quote più normali, io e Rino siamo riusciti a raggiungere la tanto discussa passerella di Christo.

Camminare in mezzo al lago, cambiare punto di vista e sentirsi più stabili che su una barca nonostante il dondolio delle onde, è stato emozionante.

Poi è successo che Christo, coi capelli bianchi e spettinati dal vento, si è affiancato alla passerella su un barcone, e la gente si è messa a salutarlo e ad applaudire, e io ho respirato la bellezza della gratitudine e la gioia spontanea della condivisione.

Ecco il link del progetto:

http://www.thefloatingpiers.com/#introduction

THE FLOATING PIERS – SULZANO – ISEO LAKE – ITALY

The Floating Piers

N.30

http://www.thefloatingpiers.com/#introduction